Un gene provoca il rigetto da trapianto: la scoperta è torinese

Trapianti scoperto il gene che provoca il rigetto dell'organo

Trapianti: scoperto gene che provoca rigetto organo

Un'equipe internazionale di scienziati ha scoperto il gene che provoca il rigetto nei trapianti di organo, un risultato che in futuro potrà aiutare a migliorare la scelta dei donatori e la conseguente riuscita dell'operazione. E' la prospettiva creata da una ricerca su 2700 trapianti di rene condotta dalla Columbia University di New York e dall'Università di Torino, insieme alla Città della Salute di Torino. La ricerca ha permesso di identificare il gene Lims1 che, quando diverso tra donatore e ricevente, cioè incompatibile, contribuisce decisamente a peggiorare la riuscita del trapianto. "Di qui l'importanza di migliorare l'abbinamento tra donatore e ricevente, selezionandoli per caratteristiche genetiche compatibili".

"Si è quindi compreso - aggiunge - che nella popolazione di origine europea il 60% dei soggetti presenta una caratteristica genetica che permette di produrre una proteina (LIMS1 per l'appunto) presente in molti tessuti, compreso quello renale". Al contrario, il 40% degli individui invece possiede varianti genetiche che non permettono di esprimerla. Se il donatore produce la proteina LIMS1 e il ricevente dell'organo no, scatta il meccanismo immunitario di rigetto dell'organo trapiantato, con la produzione di anticorpi anti-LIMS1. Si tratta di una scoperta rivoluzionaria che potrebbe ridurre significativamente il numero di trapianti con esito infausto e salvare moltissime vite. Diversi i centri italiani che hanno giocato un ruolo cruciale nella ricerca: l'Ospedale Universitario Città della Salute e della Scienza di Torino; l'Università di Torino; l'Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia e l'Università di Brescia.

È stato fatto un nuovo grande passo in avanti per comprendere meglio il progetto nei trapianti.

Ogni anno nel mondo oltre 130 mila persone ricevono un trapianto d'organo, ma sono soltanto il 30% rispetto alla lista d'attesa. La prima è quella di utilizzare queste informazioni genetiche per trovare le combinazioni più compatibili quando si selezionano i riceventi da trapiantare.

Lo studio si è concentrato sui trapianti di rene.

Questo studio, inoltre, ha permesso di mettere a punto le analisi di laboratorio per intercettare la presenza di anticorpi contro la proteina LIMS1. A spiegarlo è il professor Antonio Amoroso, responsabile del gruppo di ricerca di Genetica dei Trapianti dell'Università di Torino. "Potremmo dunque utilizzarle per monitorare i trapianti ed accorgerci se compaiano questi anticorpi dopo trapianto, caso mai prima dei segni clinici di rigetto, in un momento più precoce che renda più efficace la terapia anti-rigetto". "Sarà importante verificare se l'incompatibilità per LIMS1 sia critica anche nel caso di trapianto di questi organi".

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