Via della Seta, l'Italia non vuole rinunciare all'accordo con la Cina

Via della Seta l’Italia non vuole rinunciare all’accordo con la Cina

Belt and Road Initiative, Pechino: «Diamo il benvenuto alla partecipazione dell'Italia»

Lo stesso premier Paolo Gentiloni (unico tra i capi di governo del G7, ma non unico europeo) aveva partecipato al Forum sulla Bri organizzato dalla autorità cinesi a Pechino nel maggio 2017. Tredici Stati membri hanno gia' firmato un memorandum sulla Nuova Via della Seta con la Cina e "in alcuni c'e' un esplicito riferimento al rispetto delle regole Ue", hanno detto le fonti, secondo le quali "sono in corso contatti" tra Bruxelles e il governo italiano sulla questione.

Certo la proposta Cinese di aderire alla nuova Via della Seta rappresenta una grande occasione commerciale ed economica per il nostro Paese. "Se l'iniziativa fornisce finanziamenti - ha concluso Katainen - questo significa che questo credito dovrà essere rimborsato". Gli americani hanno alzato la voce, come se noi fossimo una loro colonia. E sono già 13 i Paesi dell'Ue che hanno siglato un memorandum di intesa con la Cina.

In questo problematico contesto internazionale la preparazione della visita di Xi Jinping in Italia si è sviluppata all'insegna di una certa approssimazione e di qualche confusione.

In un'intervista al Corriere della Sera, Giuseppe Conte ha difeso il testo dell'accordo, che, ha dichiarato, "imposta la collaborazione in modo equilibrato e mutualmente vantaggioso", in una cornice "trasparente". I Paesi che hanno già sottoscritto un memorandum sono Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Slovenia.

Non esistono più i margini, cioè, per il "fair play" sulle intese trasversali strategiche che impegnino nel medio-lungo periodo l'establishment (politico, sindacale, amministrativo) italiano per la realizzazione di grandi progetti, come quelli sulle infrastrutture territoriali, che colleghino da qui al 2050 lo spazio fisico nazionale al suo interno e al resto del mondo.

E' un progetto che si è dato come scadenza di realizzazione il 2049, anno in cui verranno celebrati i 100 anni della Repubblica popolare e che, per segnare il suo carattere indiscutibile e a lungo termine è stato inserito nella Carta fondamentale della Cina. Apparentemente circoscritto al tema della partecipazione italiana alla Bri, e comunque privo di effetti giuridicamente vincolanti, il MoU è in effetti un documento programmatico molto ambizioso che delinea una sorta di partenariato strategico di ampio respiro che copre un numero impressionante di settori: commercio, investimenti, finanza, trasporti, logistica, infrastrutture, connettività, sviluppo sostenibile e mobilità delle persone fino alla cooperazione in Paesi terzi. In realtà si sarebbe potuto evitare questo equivoco solo se il Governo si fosse mosso per tempo con maggiore trasparenza sia nei confronti dei partner europei e della Commissione, ma anche e soprattutto dell'Amministrazione Usa. Ci sono centinaia di cantieri sul territorio che possiamo far ripartire grazie al decreto legge che anticiperà la riforma del codice degli appalti.

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