Tav, ecco l’analisi costi benefici: cosa dice e perché

Tav, esperti del ministero: 'Costa 7 miliardi di troppo'

è ufficiale: l’analisi costi-benefici stronca la TAV

Toni forti che, stando alle rassicurazioni di Salvini, non mettono a rischio la tenuta del governo.

E' negativo, come in effetti ci si aspettava, il verdetto dell'analisi costi-benefici sulla realizzazione della linea ad alta velocità Torino-Lione.

(Teleborsa) - Realizzare la TAV potrebbe costare fino a 12 miliardi e restituire una redditività negativa. Molti sono importi massimi "difficilmente raggiungibili". "I molteplici profili evidenziati" nell'analisi costi/benefici sulla Tav "non consentono di determinare in maniera netta i costi in caso di scioglimento". Su questo calcolo, infatti, pesa "la variabile costituita dall'esistenza di più soggetti sovrani che dovrebbero inevitabilmente considerare in sede negoziale le rispettive posizioni". Nonostante nelle ultime settimane sia circolata l'idea che neppure una pietra è stata mossa ai piedi del Moncenisio, in realtà sul versante francese sono stati scavati circa 26 chilometri di gallerie, di cui 7,4 destinati al passaggio dei convogli, mentre sul versante italiano è stato realizzato un tunnel di circa 7 chilometri necessario a portare i mezzi escavatori nel cuore della montagna. Non si è esposto ancora il Ministro degli Interni Salvini. Inoltre, nell'eventualità, considerata nello scenario peggiore, della rivalsa relativa alla parte di costi sostenuti dalla Francia per la parte delle indagini, la somma ammonta a circa 400 milioni.

Vero che con la Tav le emissioni di C02 si ridurrebbero, ma obiettivi ambiziosi si otterrebbero solo grazie all'innovazione tecnologica dei veicoli. Il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, è ancora più diretto: "Pensare di non realizzarla non la vedo un'ipotesi percorribile, l'analisi costi-benefici non è il Vangelo". Nello scenario 'realistico' il valore attuale netto economico (Vane), ovvero il saldo tra i costi e i benefici, risulta pari rispettivamente a -6.995 milioni considerando i costi "a finire" (escludendo i soldi già spesi) e a -7.949 milioni qualora si faccia riferimento al costo intero. Costo che non sarebbe una mera sommatoria dei soli costi di investimento e di gestione, ma comprenderebbe anche le minori accise.

I tecnici hanno considerato due scenari, uno ottimistico e uno realistico. Il ministro ricorda, in merito alle polemiche dei giorni scorsi, che "questo parametro era ben presente nell'analisi del 2011: anzi, il bilancio economico per gli Stati era assai più disastroso in quello studio: -7 miliardi per i mancati incassi fiscali sui carburanti".

L'idea di una consultazione Rixi la ribadisce ai microfoni di Radio Anch'io su Rai Radio Uno: nel caso in cui si andasse a un blocco della Tav "bisognerebbe chiedere ai cittadini perché il blocco non è previsto nel contratto di governo". "Il governo decida una volta per tutte, così sarà chiaro chi vuole mettere il Piemonte in un angolo e chi invece lavora per la crescita, la sicurezza, l'ambiente". "Mi riservo di vedere nel dettaglio i numeri, ma dalle prime indicazioni mi sembra che dalla farsa si è passati alla truffa". "E' un dovere politico per esigenze di trasparenza democratica", ha detto, sottolineando che sull'analisi costi-benefici "c'è completa continuità con quanto fatto dal ministro precedente" e "in perfetta continuità metodologica con quanto operato dall'amministrazione precedente".

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