Bio-robotica, da un progetto italiano il primo impianto permanente di una mano

Mano robotica italiana

Ecco il primo impianto permanente al mondo di mano robotica: è realizzato a Pisa

L'intervento d'impianto è stato eseguito in Svezia, allo Sahlgrenska University Hospital di Gothenburg. Grazie agli elettrodi, che servono a creare un collegamento diretto tra la protesi e il sistema nervoso, si ritiene che la paziente potrà recuperare le sensazioni tattili perdute dopo l'amputazione.

La donna, alla quale la mano era stata amputata nel 2002, sta seguendo un programma di riabilitazione per riacquistare forza nei muscoli dell'avambraccio, indeboliti dopo l'amputazione e, utilizzando la realtà virtuale, sta imparando a controllare il dispositivo. Al momento il piano post-operatorio prevede per lei un considerevole lavoro mirato a rafforzare la muscolatura dell'avambraccio, fondamentale da controllare per riuscire a padroneggiare la mano robotica.

La mano robotica è stata materialmente costruita dalla Scuola Superiore Sant'Anna e dall'azienda Prensilia, spin-off dell'Istituto di BioRobotica della Scuola Sant'Anna. Si tratta di un grande successo per il progetto DeTOP (Dexterous Transradial Osseointegrated Prosthesis with neural control and sensory feedback), finanziato dalla Commissione Europea.

Il professore aggiunge che "questo non sarà l'unico impianto previsto: sono partite in Italia le attività per il reclutamento di un secondo paziente per un nuovo intervento chirurgico in programma all'Università Campus Bio-Medico di Roma, che verrà effettuato da team clinici del Campus Bio-Medico e dell'Istituto Ortopedico Rizzoli". Il prossimo obiettivo - ha commentato Cipriani - è impiantare il sistema protesico su altri due pazienti, uno in Italia e uno in Svezia. E' anche in programma un altro intervento in Svezia. Ulteriori interventi, che permettano di trasformare questi impianti in interventi di routine, potranno dipendere da queste aziende e da nuovi eventuali investitori.

Proseguire lungo questa strada è importante perché "avremo l'opportunità di vedere molte altre cose: dal modo in cui si apprendono nuovi compiti a come restituire le percezioni, come la presa della mano sa adattarsi alla manipolazione".

A livello di funzionamento, l'impianto montato fa da tramite tra lo scheletro e la mano robotica, il tutto superando le barriere tipiche delle protesi tradizionali che riescono a riprodurre solo un paio di movimenti delle mani, in maniera goffa.

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