Arresto Battisti, Matteo Salvini: "L'Italia torna protagonista, la pacchia è finita"

Cesare Battisti

Cesare Battisti arrestato in Bolivia da una squadra speciale dell'Interpol

La cattura e l'espulsione di Cesare Battisti sono un risultato atteso da oltre quarant'anni, che dovevamo soprattutto a loro, come pure alle altre vittime delle sue azioni criminali.

Cesare Battisti è stato consegnato alle autorità italiane e l'aereo che lo riporta in patria è decollato dall'aeroporto Viru Viru di Santa Cruz, in Bolivia.

Gli investigatori sarebbero arrivati a Cesare Battisti grazie alla segnalazione di un vicino di casa, che lo avrebbe riconosciuto grazie agli identikit diffusi dall'Interpol all'indomani della sua fuga dal Brasile in Bolivia. "La democrazia è più forte del terrorismo". "È finita la lunghissima fuga di Cesare Battisti - scrive su Facebook il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede -". "Speriamo che sia la volta buona che sconti la sua pena, solo questo - dice all'Adnkronos -. Battisti è una persona squallida che l'ha sempre fatta franca, e merita di scontare in Italia la pena giusta per quello che ha fatto". Il 14 dicembre 2018 un giudice della Corte suprema ne ha ordinato l'arresto "in vista di un'estradizione". Fonti dell'Intelligence spiegano che "da giorni gli 007 avevano individuato il rifugio del leader dei Pac in Bolivia". La partita ora se la gioca il Brasile. Con queste parole a SkyTg24 il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha commentato l'arresto in Bolivia di Cesare Battisti, l'ex membro del gruppo Proletari Armati per il Comunismo condannato in contumacia all'ergastolo in Italia per quattro omicidi risalenti alla metà degli anni Settanta. Nell'uccisione del macellaio Lino Sabbadin, a Mestre il 16 febbraio del '79, invece, Battisti fece da copertura armata al killer Diego Giacomini e, nel caso dell'uccisione del gioielliere Pierluigi Torregiani, avvenuta a Milano il 16 febbraio del '79, venne condannato come co-ideatore e co-organizzatore.

In Messico ha fondato il giornale Via Libre, di cui si è occupato anche dopo il ritorno in Francia, nel 1990, dove ha goduto della dottrina Mitterand, che offriva asilo a chi, anche se autore di crimini violenti, proveniva da un paese in cui il sistema giudiziario era divergente con l'idea francese di libertà. Due anni più tardi il Tribunale Supremo Federale (Stf) autorizzò la sua estradizione in Italia ma la decisione venne bloccata dall'allora presidente brasiliano Lula. Alla sua liberazione a giugno del 2011, a Battisti viene assegnato un permesso di residenza permanente nel Paese sudamericano. Vive nei pressi di San Paolo e dopo l'elezione alle presidenziali di ottobre del candidato di estrema destra Jair Bolsonaro, che si insedierà a gennaio e in campagna elettorale aveva promesso l'estradizione, Battisti è di nuovo nel mirino.

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