Giubbotti gialli, la retromarcia di Macron

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Il Movimento dei Gilet Gialli (Les Gilets Jaunes) in Francia ci fa capire che - di fronte alle vere crisi economiche - ci sono persone che hanno ancora la capacità di dire di no. Gente capace di opporsi in maniera sistematica, dando il via a quella che, probabilmente, è una delle più dure crisi di governo (francesi) degli ultimi anni. I gilet gialli, hanno messo nelle scorse settimane a ferro e fuoco Parigi. "Abbiamo bisogno di agire in fretta e domani sarà troppo tardi, non si può più fermare", ha detto, invitando Macron a prendere decisioni forti e non mezze decisioni, non decisioni sbagliate" perché "non dobbiamo più nasconderci".

Il centro di Parigi, gli eleganti "Grands Boulevards" su cui in passato arrivavano a rompere vetrine e gettare pietre sulla Polizia dapprima gli estremisti di Sinistra del Maggio del 1968, e poi i "jihadisti" provenienti dalle "banlieues", viene ora preso d'assalto da uomini espressi dalla Francia profonda. Da allora il numero dei partecipanti si è più che dimezzato - sabato 1° dicembre erano "solo" 136 mila - ma i manifestanti hanno intensificato le violenze, soprattutto a Parigi. Lesue dichiarazioni oggi condannano il popolo francese a un rinvio di alcuni mesi ma quello che chiede non è la sospensione ma la cancellazione delle accise sul carburante. Il movimento sta parlando di temi europei e di accordi che ci riguardano un po' tutti. E' ormai pacificamente riconosciuto che queste siano le maggiori proteste mai conosciute dalla Francia dai tempi del 1968. Se verranno infatti confermate le voci di ieri, su una nuova manovra di bilancio francese, pronta a sforare il 3% per consentire a Macron di tenere un Paese allo sbando, si riapriranno i giochi anche per il nostro rapporto con la Commissione Ue e con il suo inflessibile pallottoliere. Macron ha già pensato allo stato di emergenza politica.

Macron - in prospettiva storica - ha naturalmente ragione, ma è svantaggiato dal richiamo della Le Pen allo "hic et nunc".

Alla Signora interessa tanto sollevare la piazza in vista delle prossime presidenziali, quanto precostituire dei motivi di conflitto con i Paesi ex coloniali in vista di una gestione "muscolosa" della Presidenza, che ella sente - speriamo naturalmente si sbagli - a portata di mano. Tutto ciò è avvenuto per almeno tre ragioni. Invece non sarà così.

Con le vetrine di Boulevard Haussmann è andato in frantumi il suo spirito repubblicano. "I nostri peggiori timori sono stati confermati: è il terzo weekend di blocchi, che comportano grosse perdite per tutto il settore" ha detto all'Afp Jacques Creyssel, rappresentante dell'associazione dei dettaglianti.

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