L’azienda dei Di Maio in liquidazione

Dopo le scuse del padre Di Maio liquida l’azienda di famiglia

Accuse di lavoro nero ai Renzi: l'ex lavoratore conferma, M5S vuole le scuse a Di Maio

In seguito al caso dell'azienda di famiglia di Di Maio, sollevato dalle Iene, il PD ha presentato un esposto per vederci chiaro; le accuse rivolte contro Antonio Di Maio sono di sottrazione fraudolenta di patrimonio al pagamento delle imposte, lavoratori in nero, dichiarazioni fiscali infedeli, falso in bilancio, intestazione fittizia. Un atto dovuto, quello dell'avvio del procedimento, dopo che i vigili urbani di Mariglianella hanno effettuato i controlli sulla proprietà dei Di Maio in via Umberto I, riscontrando quattro manufatti che dai primi accertamenti risultano essere abusivi, e la presenza di rifiuti inerti, per lo più scarti edili, su tre piazzole dello stesso terreno.

Nell'intervista Di Maio ha ricordato di non essersi "mai occupato di fatti di gestione" e "di essere stato operaio della ditta" "per soli 4 mesi". "Non so se alcune cartelle si estingueranno, ma resta il fatto che su un debito di circa 180.000 euro questo non migliorerebbe in maniera significativa la situazione di mio padre", ha aggiunto.

Secondo Miceli il patrimonio è stato "trasferito palesemente e illegalmente alla ditta" aperta da Luigi Di Maio e dalla sorella Rosalba nel 2012 e divenuta operativa (stando alle dichiarazioni del vicepremier) nel 2014. Dall'atto si evincono "le ragioni per le quali risulta conveniente e opportuno sciogliere anticipatamente la società e porla in liquidazione". Questo perché ai tempi l'azienda contava centinaia di migliaia di euro di debiti. "C'è una evidente continuità tra le due operazioni" ha proseguito. Gli atti sono stati consegnati all'ufficio protocollo del Comune di Pomigliano d'Arco, dove risiede Antonio Di Maio, e inviati per raccomandata anche al Comune di Loano (Reggio Emilia), dove vive la sorella. A quel punto nasce una nuova ditta, la Ardima, che aveva come amministratore la mamma di Luigi Di Maio, la signora Esposito. Il vicepremier aveva annunciato nei giorni scorsi l'intenzione di liquidare l'attivita' di cui e' diventato socio al 50% con la sorella intorno al 2013 e che gia' il fratello Giuseppe amministrata. "I 100.200 euro incriminati non sono frutto di un versamento monetario, bensì rappresentano il cosiddetto "valore di avviamento della società".

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