Chiude a Novi Ligure lo stabilimento della Pernigotti nata nel 1860

Il logo dell’azienda che campeggia sul grattacielo della città di Novi Ligure

Il logo dell’azienda che campeggia sul grattacielo della città di Novi Ligure

Lo stabilimento di Novi è stato "dimenticato", denunciano i sindacati, senza effettuare alcun ammodernamento degli impianti.

La notizia della chiusura dello stabilimento Pernigotti a Novi Ligure manda su tutte le furie la Lega. Tanto che 25 aprile del 1882 quando Re Umberto I in persona suggerisce e concede a Pernigotti la facoltà d'innalzare lo stemma reale sull'insegna della sua fabbrica. A rendere famose le prelibatezze al cioccolato di Novi è soprattutto la golosità della famiglia Reale italiana, di cui Pernigotti diviene fornitore ufficiale. Nel 1914 con la Prima guerra mondiale alle porte, il Governo Italiano proibisce l'impiego dello zucchero per la preparazione dei generi dolciari, fra i quali il torrone: ciò che poteva rappresentare un grave ostacolo per la produzione, si trasforma, grazie alla geniale intuizione di Francesco, in un'innovazione che arricchisce la qualità dell'azienda. Nel frattempo la guida dell'azienda passa a Paolo Pernigotti, che nel 1935 acquista la ditta cremonese Sperlari, specializzata nella produzione del torrone.

Pernigotti, l'azienda: "La produzione resterà in Italia". Lo ha reso noto oggi il ministero dello Sviluppo economico. " Manterremo e potenzieremo l'attuale struttura, sviluppando l'attività in nuove aree geografiche, sfruttando la forza del marchio Pernigotti", dicevano i fratelli Ahmet e Zafer Toksoz nel 2013, dopo aver rilevato lo stabilimento novese dalla famiglia siciliana Averna (quella del famoso amaro), che a sua volta l'aveva comprata da Stefano Pernigotti nel 1995. Nel 2000 cede anche la Streglio a una nipote.

E proprio i Toksöz ieri hanno annunciato l'addio alla storica sede di Novi Ligure dove ci sono ancora 200 dipendenti, di cui 50 in produzione e il resto in amministrazione e vendita. Non si spiegano altrimenti i cento licenziamenti annunciati. Nei piani dell'azienda c'è infatti lo smantellamento della parte produttiva e il mantenimento del marchio e della rete commerciale, che servirebbe dunque a vendere prodotti fatti in Turchia (a partire dalla crema spalmabile che già viene prodotta in Anatolia).

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