Pernigotti chiude a Novi Ligure. Sindacalista: 'Nessun preavviso, gianduiotti prodotti in Turchia'

La proprietà turca chiude la Pernigotti, a Novi Ligure rischiano il posto in 100

I turchi chiudono la Pernigotti, mobilitazione in città

La fabbrica Pernigotti di Novi Ligure, storica produttrice di cioccolatini, chiude e con essa vengono messi a rischio cento posti di lavoro. Continuavamo a vedere questo 'bagno di sangue' nella gestione e per anni ci hanno dato dei gufi, tanto che anche ad Eurochocolate di ottobre la proprieta' negava che lo stabilimento di Novi avesse problemi. E la diffusione su scala globale di gianduiotti, torroni e cremini piemontesi.

Il primo riconoscimento ufficiale arriva il 25 aprile 1882 quando Re Umberto I in persona concede alla società la facoltà di innalzare lo stemma reale sull'insegna della sua fabbrica, che accompagnerà il logo dell'azienda fino al 2004. Nel 1914 con la Prima guerra mondiale alle porte, il Governo Italiano proibisce l'impiego dello zucchero per la preparazione dei generi dolciari, fra i quali il torrone: ciò che poteva rappresentare un grave ostacolo per la produzione, si trasforma, grazie alla geniale intuizione di Francesco, in un'innovazione che arricchisce la qualità dell'azienda.

Nel 1927 la Pernigotti avvia la produzione industriale del gianduiotto, nel 1935 viene acquistato un altro marchio storico la Sperlari. Con i famosi torroni che, dunque, verranno prodotti in Turchia. Per la Pernigotti sono anni di successi e riconoscimenti. Un'altra svolta per l'attivita' si ha nel 1944. Con gli anni ottanta sopraggiunge un periodo di crisi che porterà alla cessione della Sperlari nel 1981 agli americani della H.J.Heinz Company. Poi nel 1995 Stefano Pernigotti, succeduto al anni prima al padre Paolo, perde i due giovanissimi figli in un incidente in Uruguay e, rimasto senza eredi, nell'estate del 1980 decide di cedere lo storico marchio novese alla famiglia Averna (quella del famoso amaro). Nel 2000 cede anche la Streglio ad una nipote. D'altronde la società dal 2013 è di proprietà del gruppo turco, appunto, Tuksoz.

"Ciò significa 100 lavoratori a casa e altrettante famiglie in difficoltà - rivela Tiziano Crocco (Uila) - I pochi impiegati del settore commerciale che rimarranno saranno trasferiti a Milano".

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