Così cambiano le pensioni: da quota 100 al taglio agli assegni d'oro

L’esecutivo lavora alla riforma della previdenza

L’esecutivo lavora alla riforma della previdenza

"Peraltro se così fosse non si spiegherebbe la compresenza in Italia in buona parte degli anni 2000 di un'età di pensionamento effettiva tra le più basse d'Europa e un livello più alto degli altri paesi della disoccupazione giovanile". Per ora, la proposta leghista non prevede paletti, quindi quota 100 libera, il che porterebbe in pensione nel 2019 più "di 400 mila persone", calcolano i responsabili economici del partito, e il costo stimato per poterla realizzare è di circa 8 miliardi. L'ipotesi "quota cento" prevede l'accesso alla pensione già a 62 anni d'età, purché si abbiano 38 anni di contributi (la somma fa appunto 100).

Oltre alla quota 100 con doppio paletto per andare in pensione anticipata prima dell'età di vecchiaia, il governo sta studiando anche la possibilità di ridurre gli anni di contributi necessari ad andare in pensione anticipata indipendentemente dall'età anagrafica. "Ma dovranno comunque avere maturato almeno 37 (o 36 a seconda della decisione del Governo) di contributi". Resta aperto il tema di genere dato che resterebbe inalterata l'età di vecchiaia (quella con la quale in genere escono le donne) a 67 anni favorendo l'uscita delle persone con carriere lunghe e continue in genere appannaggio dei maschi, prevalentemente residenti al Nord. Nel 2019 potrebbe uscire chi è nato nel 1957 se ha cominciato a lavorare nel 1981 (a 24 anni) ed ha versato contributi senza interruzioni.

Al momento, l'asticella sarebbe fissata a 37 anni di contributi ma la Lega preme per farla scendere a 36. Se si agirà sulla leva del deficit, di fatto ci sarà il rischio di far pagare un prezzo alto ai giovani, specie quando toccherà a loro andare in pensione, visto che "le tendenze demografiche determineranno un innalzamento (gobba) dell'incidenza della spesa pensionistica sul Pil anche a legislazione vigente". In pratica, chi non ha pagato una parte dei contributi a partire dal 1996 potrà sanare l'omesso versamento con uno sconto, in modo da anticipare anche per questa via l'età di uscita dal lavoro. Quanto alla fattura elettronica, va di pari passo con pace fiscale: dal primo gennaio, secondo i piani, evadere sarà più difficile ma avendo ampliato il regime dei minimi a 65 mila euro i piccoli che non sono strutturati ne sono esonerati, mentre le aziende più grandi saranno in grado di passare al nuovo sistema.

Altre Notizie