Crollo Genova, Mattarella: ricostruire in tempi rapidi

Un mese dal crollo, Mattarella: 'Scelte concrete per Genova'

Un mese fa il crollo del viadotto Morandi a Genova. Mattarella 'Per Genova cose concrete'.

Il presidente ha un timore antico e strutturato dei "nazionalismi".

Parole chiare da Sergio Mattarella che ha confermato la sua idea europeista.

"Siamo pronti ad accogliere Mattarella e ad approfondire con il Presidente tutti i temi connessi alla rinascita della città" hanno dichiarato il presidente della giunta regionale Giovanni Toti e il sindaco di Genova Marco Bucci. Una visione che resta al momento distante da quella di Matteo Salvini che continua a contestare il comportamento da parte dell'Unione sui migranti e non solo.

I 12 presidenti ascoltano con attenzione il pensiero del capo di Stato italiano, all'estero percepito come l'unica cerniera rimasta tra un Italia tradizionalmente motore dell'europeismo e la nuova Italia populista che quel tipo di europeismo vuole rivoltare come un calzino. Mi sono sempre rifiutato di considerare questi rapporti sul piano del dare e avere, i benefici dell'integrazione non sono monetizzabili interamente. Come si può dimenticare che l'Europa si è prima chiusa nei nazionalismi e poi ha scelto la via delle armi? chiede retoricamente Mattarella. Qual è stato lo scopo, lo spirito dell'Europa? "È stato quello di abbandonare il passato mettendo in comune il futuro".

Ma ciò oggi è messo "in discussione e in crisi", osserva il presidente, chiamando le istituzioni a intervenire, "con maggiore efficacia e maggiore capacità". Noi dobbiamo far comprendere alle nostre pubbliche opinioni, ai nostri concittadini, che anche le realtà attuali, il mercato unico, lo spazio Schengen, l'unione monetaria, rispondono a questo stesso spirito, hanno lo stesso obiettivo: "mettere in comune il futuro degli europei". "Ci siamo avvalsi - ha detto il legale - perché nell'avviso a comparire non ci è stata data una indicazione sommaria di cosa ci viene contestato".

Per Mattarella "occorre riflettere" perché "corriamo il rischio che si riproponga dentro l'Unione un clima che non è soltanto concorrenziale ma è di contrapposizione, che poi diventa contrasto, poi diventa ostilità, diventa non sappiamo cosa".

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