Fmi: l'Italia cresce più del previsto, ma è ultima nell'Eurozona

La direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde

La direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde

Per il 2019 stima invariata a +1,1%. E' l'avvertimento contenuto nel World Economic Outlook diffuso dal Fondo Monetario Internazionale, che ricorda ancora una volta come l'elevato debito pubblico italiano pesi sulle prospettive di crescita e debba essere ridotto. Un balzo evidente rispetto alle stime contenute nel World economic outlook di ottobre, quando gli economisti dell'Fmi avevano stimato un incremento del prodotto pari all'1,1% a fine 2018 e dello 0,9% nel 2019. Il Fmi stima una crescita globale del 3,9% quest'anno e il prossimo, dopo il +3,8% del 2017. Il Fondo, spiega il Weo, "prevede che il gruppo delle economie avanzate continui a espandersi oltre il suo potenziale di tassi di crescita quest'anno e il prossimo prima di decelerare, mentre la crescita nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo accelerererà prima di stabilizzarsi". A Italia e Spagna, che devono fronteggiare "alti debiti sovrani e sfavorevoli tendenze demografiche", il Fondo suggerisce anche "un miglioramento del bilancio strutturale primario per porre il debito su uno stabile cammino discendente".

CRESCITA - L'Fmi conferma poi la previsione di un rallentamento della crescita nel 2019 all'1,1% (stesso dato di gennaio). Secondo il Fmi, se Berlino investisse di più in aree che includono il potenziamento dell'infrastruttura digitale, l'assistenza all'infanzia e programmi di doposcuola, nonché la formazione e l'integrazione dei rifugiati nel mondo del lavoro, "faciliterebbe il riequilibrio della domanda all'interno dell'area valutaria comune". La Grecia crescerà del 2,0%. Il Fmi inoltre, sottolinea che l'incertezza politica aumenta i rischi per l'attuazione delle riforme e quelli per un possibile riorientamento dell'agenda politica. "In Italia - scrivono gli economisti del Fondo -, una riforma delle contrattazioni per il salario consentirebbe una maggiore flessibilità a livello di impresa e dovrebbe aiutare ad allineare i salari con la produttività".

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