"Statue coperte per non offendere i musulmani": scoppia il caso

"Statue coperte per non offendere i musulmani": scoppia il caso

Abbiamo organizzato un dialogo interreligioso per avvicinare tutti.

Alla censura e all'inchino al "politicamente corretto" non crede dal canto suo il sindaco di Cairo, Paolo Lambertini, che ha visitato la mostra, partecipato al convegno e che è in quanto primo cittadino "proprietario" del teatro: "Se volete la verità, non mi sono nemmeno accorto del quadro sparito e della statua coperta; a noi come amministrazione pubblica non è stata avanzata nessuna richiesta di rimuovere opere d'arte nè per motivi religiosi nè per altro". Tante polemiche e i rimandi al discusso episodio in occasione dell'incontro istituzionale tra l'allora premier Matteo Renzi e il presidente dell'Iran Rouhani in Campidoglio, quando alcune statue di nudo dei Musei Capitolini vennero coperte per non offendere la delegazione islamica. Ma in questo caso le cose sarebbero andate diversamente.

A Palazzo di città dove le opere erano esposte, infatti, era previsto nelle scorse ore un convegno interreligioso con la Confederazione islamica italiana e la Federazione islamica della Liguria. Al secondo evento hanno preso parte diversi rappresentanti non solo cattolici ma anche delle istituzioni locali, tra cui il sindaco. E ancora: "Sezione della mia mostra: Antiche Civiltà, i musulmani non gradiscono il quadro e con gentilezza e fermezza mi hanno chiesto di toglierlo", aveva spiegato. "Sia chiaro Epamindonda è stato coperto dai musulmani per esigenze cerimoniali", ha spiegato riferendo di avere anche provveduto personalmente a spostare un quadro "su richiesta" degli organizzatori musulmani che raffigurava una donna con la schiena scoperta.

Diversa, però, la ricostruzione di Lahcen Chamseddine, presidente Federazione Islamica Liguria: "Il quadro non l'avevamo nemmeno visto, ed è stato l'artista che si è fatto avanti per toglierlo. Abbiamo poi posato il drappo sulla statua, visto che la mostra sarebbe stata aperta il giorno dopo, semplicemente perché lì avevamo ricostruito la rappresentazione dell'antica cerimonia del tè e ci serviva uno sfondo a simboleggiare le dune del deserto per le fotografie". A sua detta, inoltre, i rappresentanti della comunità islamica non avrebbero mai potuto avanzare alcuna richiesta per via della loro conclamata tolleranza. "L'amministrazione non ha colpe". "Ho l'impressione che sia tutto frutto quanto meno di un equivoco", ha chiosato.

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