Sequestrati i beni di Calogero Romano

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Sequestrati i beni di Calogero Romano

Su ordine della Procura di Palermo, la guardia di finanza ha sequestrato beni per 120 milioni all'imprenditore Calogero Romano soprannominato il re della fibra ottica poichè titolare di numerose aziende che operano appunto nel settore delle telecomunicazioni. Attività che, proprio grazie all'appoggio di esponenti di spicco di Cosa Nostra agrigentina, si è ulteriormente sviluppata ed è stata diversificata, ampliando così la galassia degli interessi economici dell'imprenditore. L'operazione - denominata in codice "Valle dei Templi" dal nome dell'omonimo autodromo - ha portato al sequestro di società, immobili, auto e conti correnti.

Si chiama Calogero Romano, è un imprenditore di successo originario di Racalmuto, città in provincia di Agrigento in cui viveva anche Leonardo Sciascia, e la sua storia di uomo d'affari a capo di una società che produceva calcestruzzo e di recente è passata alla realizzazione di reti telematiche in tutta la Sicilia Occidentale si intreccia con quella di Cosa Nostra: Romano, infatti, 25 anni fa avrebbe consentito l'ingresso un società di mafiosi onde evitare di dover pagare il pizzo.

Una volta divenuti collaboratori di giustizia, Maurizio DI GATI e Ignazio GAGLIARDO, che erano stati informati direttamente dal ROMANO delle iniziative imprenditoriali che lo stesso aveva intrapreso per la costruzione dell'autodromo di Racalmuto, hanno fornito dichiarazioni sul suo conto e sulle imprese a quest'ultimo riconducibili. Con il consenso di Giuseppe Falsone, boss di Campobello di Licata, Romano avrebbe anche fornito alle aziende riconducibili ad alcuni esponenti mafiosi il calcestruzzo necessario alla realizzazione dei lavori di costruzione del noto centro commerciale "Le Vigne", anche facendo ricorso a sovrafatturazioni al fine di costituire "fondi neri" necessari al sostentamento della famiglia mafiosa di Canicattì. "E avremmo diviso i guadagni".

Sequestrati beni per un valore totale di 120 milioni di euro su richiesta della Procura di Palermo, causa rapporti illeciti con Cosa Nostra.

Nel mirino delle Fiamme Gialle sarebbero finite dieci aziende e otto società, fra le quali la ditta individuale Romano Calogero operante nel settore immobiliare, la Romano s.r.l. e la mediterranea cavi s.p.a., dedite alla produzione e posa di cavi, la Romano telecomunicazioni s.r.l., la Program group racing engineering s.r.l., proprietaria dell'autodromo della Valle dei Templi, la Ierre s.r.l. e I.F.I.S. Real Estate SRL; decine di automezzi; sedici rapporti bancari; 119 immobili (tra terreni e abitazioni). Secondo gli investigatori, l'imprenditore ha intrattenuto per un ventennio rapporti diretti con i clan agrigentini, beneficiando in particolare dell'appoggio e della protezione di esponenti della famiglia di Racalmuto, con l'obiettivo di ottenere vantaggi per le proprie imprese nel settore edilizio e nel mercato del calcestruzzo.

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